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Corso di fotografia online gratuito – 8° lezione – Il flash

Il flash, chiamato anche lampeggiatore, è un dispositivo in grado di emettere lampi di luce brevissimi in sintonia con l’apertura dell’otturatore di una macchina fotografica. La funzione del flash è quella di aiutare il fotografo ad illuminare maggiormente la scena in condizioni di scarsa luce.

Capiterà spesso che vi troviate in situazioni in cui ci sarà talmente tanta poca luce che tutte le vostre fotografie verranno mosse e buie. La cosa migliore da fare sarebbe quella di scattare con la macchina appoggiata ad un treppiede, ma spesso vi ritroverete a non avere questo accessorio ed è per questo che il flash vi verrà in aiuto. Vediamo quindi come funziona nel dettaglio partendo da un breve cenno storico.

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La storia del flash

Il flash ha le sue radici all’inizio del 1800 quando furono effettuati i primi test con l’aiuto di un illuminatore a magnesio. Tale illuminazione però aveva 2 grossi problemi: il magnesio in quel periodo costava parecchio ed era accessibile solo a pochi, inoltre la sensibilità spettrale delle emulsioni fotografiche mal si legava con l’uso della luce artificiale.

Per questo motivo, in tantissimi cercarono soluzioni differenti e, nell’anno 1851, un certo H.F. Talbot utilizzò una forte scarica elettrica per fotografare un soggetto in movimento. Questa fu la prima flashata della storia. Fu un esperimento perfettamente riuscito ma che dovette attendere circa 1 secolo prima che questa tecnica, usata oggi da tutti venisse affinata.

Tornando al magnesio, nei primi anni del 900 furono introdotte le emulsioni pancromatiche che erano in grado di reagire ad una scala cromatica ben più ampia di quella d’inizio 800 grazie all’aggiunta di alcuni coloranti nell’emulsione stessa. Ciò permise di migliorare tantissimo la qualità degli scatti in condizioni di poca luce. Veniva usato un illuminatore artificiale alimentato a magnesio nel quale veniva incendiata la polvere in modo da generare un lampo per illuminare la scena. Il grosso svantaggio di questa “tecnologia” era che l’illuminatore produceva molti fumi e ossido di magnesio che non era propriamente sano da inalare!

Per questo motivo, sempre nei primi anni del 900, un certo Erwin Quedenfeldt brevettò la prima vera lampada elettrica il quale filamento era ricoperto di magnesio ed il passaggio dell’elettricità causava appunto la sua accensione.

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A questo punto però rimaneva un problema: non c’era nessun sincronismo tra l’accensione del flash e l’apertura dell’otturatore.

In quegli anni però iniziarono a diffondersi le prime pile a secco che aprirono la strada ai primi lampeggiatori ad accensione elettrica, ovvero che utilizzavano l’elettricità per accendere il magnesio delle lampade, e di conseguenza stimolò lo studio di varie soluzioni per sincronizzare gli otturatori delle macchine fotografiche.

La genesi della lampada flash era ormai compiuta e, a partire dal 1930, ci fu un nuovo impulso nel perfezionamento dei sistemi di sincronizzazione dell’otturatore con l’accensione della lampada. Uscirono diverse tipologie di lampade sino ad arrivare al 1966 quando venne immesso sul mercato l’ultimo prodotto a base di magnesio: il cuboflash.

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La rivoluzione finale avvenne dopo il 1980 quando venne introdotto il concetto di flash TTL (Trough the lens) usato tutt’oggi sulla maggior parte dei dispositivi che permette la sincronizzazione totale tra il flash e la macchina fotografica non solo come tempi di scatto ma anche per quanto riguarda la potenza da utilizzare a seconda della luce che c’è nell’ambiente circostante.

Flash integrato o flash esterno?

Esistono solamente 2 tipologie di flash da poter utilizzare sulle macchine fotografiche digitali: i flash integrati (o popup) e i flash esterni. Vediamo quali sono le differenze principali e cerchiamo di capire quale delle 2 tipologie è più adatta al nostro modo di fotografare. In realtà ci sono anche altre tipologie di flash come i flash da studio o i flash per la macrofotografia ma ne parleremo in un’altra occasione, per ora concentriamoci solamente sulle 2 principali tipologie di flash utilizzate nel 99% dei casi.

Partiamo dicendo che le macchine fotografiche digitali compatte sono per natura prive della possibilità di attaccare ad esse un flash esterno. Esse hanno solamente un flash integrato completamente automatico che parte da solo in condizioni di scarsa luce. Nelle mirrorless e nelle reflex invece troviamo sia il flash integrato che la possibilità di attaccare, nella parte superiore della fotocamera, un flash esterno attraverso un’apposita slitta.

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Il flash integrato è stato messo lì per dare una leggera mano al fotografo in caso di luce scarsa ma rimango dell’idea che meno lo si usa e meglio è…e vi spiego anche il perché.

  • A differenza del flash esterno, il flash integrato è poco potente il che significa che lo potete utilizzare solamente ad una distanza ridotta altrimenti lo sfondo rimarrà completamente scuro. Il flash esterno mediamente è più potente di 4-5 volte.
  • Il flash integrato consuma moltissima batteria della fotocamera e, se lo userete spesso, vi scaricherà la batteria in pochissimo tempo. Questo è ininfluente quando si scattano poche foto, magari in casa, ma diventa molto importante quando ad esempio siamo fuori casa e abbiamo bisogno che la batteria duri il più possibile. Il flash esterno invece, ha un suo vano batteria e quindi non influenza minimamente la batteria della vostra fotocamera.
  • Il flash integrato non è orientabile, si alza in una posizione fissa e spara il lampo senza poterlo direzionare. Questo genera le famosissime ombre dure, ombre molto nette e molto scure che appiattiscono l’immagine. Il flash esterno invece ha la possibilità di orientare il flusso della luce sia dall’alto al basso che da destra a sinistra. Inoltre possiamo staccarlo dalla fotocamera ed appoggiarlo a terra o metterlo in qualunque posto attorno a noi per poi comandarlo a distanza con dispositivi wireless.
  • Il flash integrato è molto piccolo. La dimensione della fonte luminosa è molto importante in fotografia: più una fonte è piccola più la luce sarà dura e quindi più difficile da utilizzare. Il flash esterno è decisamente più grande e ha un fascio di luce maggiore, inoltre ad esso è possibile collegare un diffusore che smorza la luce del flash ed emette una luce diffusa.
  • Il flash integrato è troppo vicino all’obiettivo e c’è il rischio (soprattutto con un grandangolo) si vedere l’alone nero nella parte bassa della vostra fotografia. Il flash esterno, al contrario, avendo la lampada molto più in alto non ha questo genere di problema.

Avrete ben capito dunque che vi sconsiglio caldamente l’utilizzo del flash integrato (a meno che non abbiate una compatta che siete obbligati!). Il flash esterno è decisamente più versatile e creativo, utilizzate il flash integrato solo se siete obbligati e non avete altra scelta.

Potenza di un flash: il numero guida (NG)

In fotografia, il numero guida di un flash esterno indica la potenza del flash e quindi la misura in cui la sua attivazione illuminerà un soggetto a una certa distanza.

Attraverso il numero guida, il fotografo può determinare il corretto valore di apertura del diaframma per un soggetto a una data distanza. Con l’avvento delle fotocamere moderne, dotate di flash TTL controllati elettronicamente dalla fotocamera stessa, è meno probabile che un fotografo debba ricorrere effettivamente a questo calcolo, ma conoscere il significato del numero guida può comunque essere utile (per esempio nell’acquisto di un flash, per avere un’idea della sua potenza).

La formula generale che lega il numero guida al diaframma è, in generale, la seguente:

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Come si nota, la sensibilità ISO non compare esplicitamente nella formula; questo perché il numero guida associato a un flash è relativo a una particolare sensibilità di riferimento, i 100 ISO (nelle apparecchiature di origine statunitense il riferimento è talvolta 400 ISO). Le distanze si intendono generalmente misurate in metri (ma i flash americani potrebbero intenderle in piedi). Si noti inoltre che la distanza a cui si fa riferimento è quella fra il flash e il soggetto e non quella fra soggetto e fotocamera (le distanze potrebbero essere diverse per lampeggiatori non montati sulla fotocamera).

Per esempio, con un flash numero guida 15 e un soggetto alla distanza di 3 metri si otterrebbe un valore di diaframma di 15/3 (f/5). In quest’ultimo caso, solitamente si arrotonda ad f/4.5, ossia il valore intermedio tra f/4 ed f/5.6.

Automatici, TTL o manuali?

Come già scritto sopra, se parliamo di fotocamere compatte ci troviamo di fronte a dei flash completamente automatici la cui unica “manualità” è quella di spegnere/accendere l’uso del flash, non c’è nessuna possibilità di ulteriori controlli: o è acceso o è spento.

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Discorso diverso invece quando parliamo di flash esterni. Questi hanno 3 diverse modalità di scatto: Manuale, Automatica e TTL.

Modalità automatica: Il flash automatico ha un sensore che misura la quantità di luce necessaria per una corretta esposizione in base al diaframma usato dal fotografo e alla distanza standard definita dal numero di guida.

TTL: il sistema TTL (through the lens) è un’evoluzione del sistema automatico. Il sensore di cui parlavo appena sopra, non è più nel flash esterno ma è all’interno della fotocamera che passa tutte le informazioni necessarie al flash per ottenere una corretta esposizione dell’immagine. Questo è un grosso vantaggio perché la misurazione dell’esposizione viene fatta attraverso l’obiettivo/diaframma della macchina e non a parecchi centimetri di distanza risultando molto più precisa della modalità automatica semplice. Questo è ottimo in situazioni in cui non si può stare tanto a scegliere le varie impostazioni, vedi foto a matrimoni o eventi sportivi dove l’attimo dello scatto è rapidissimo e non si può perdere tempo, ma è molto limitativo in quanto decidendo tutto la macchina fotografica, il vostro apporto creativo è molto scarso.

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Manuale: Questa modalità è decisamente la più difficile ma allo stesso tempo è quella più creativa perché ci permette di avere un totale controllo di tutte le funzionalità del flash e applicarle a piacimento a seconda della foto che stiamo sviluppando. Possiamo modificare la potenza del flash e la sua sincronizzazione magari dopo averlo spostato dietro o di fianco al nostro soggetto. Questa modalità è consigliata quando si fanno foto in studio o anche nello still-life dove possiamo perdere tutto il tempo che vogliamo per trovare il settaggio luci giusto, mentre è altamente sconsigliato per fotografie sportive o di matrimoni dove l’attimo è fuggente e pertanto la modalità automatica TTL ci viene incontro.

La sincronizzazione

Quando parliamo di sincronizzazione del flash intendiamo il massimo tempo entro il quale è possibile la sincronizzazione tra il lampo e le tendine dell’otturatore che si aprono per far passare la luce. Queste tendine sono più lente del lampo del flash ed è per questo che il lampo deve attendere una frazione di secondo prima di partire altrimenti si rischia di vedere aloni neri nell’immagine finale.

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Se sbagliamo a settare la sincronizzazione del flash avremo un risultato simile a questo:

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Il giocare con la sincronizzazione del flash con l’otturatore ci permette di parlare di due tecniche chiamate: “rear sync” e “slow sync” che però sono abbastanza complesse e che vedremo in un’altra occasione.

Flash di riempimento

Con il termine flash di riempimento, in fotografia, si intende la tecnica in cui il flash è utilizzato con tempi di otturazione più lenti di quello di sincronizzazione.

Il flash in particolare si considera ‘di riempimento‘ quando è impiegato con tempi di otturazione prossimi, se non uguali, a quelli che si sarebbero utilizzati senza l’uso del flash stesso esponendo per la luce ambiente. Questa tecnica è utile per rischiarare le aree fortemente in ombra, ad esempio in una giornata di pieno sole; è anche utile nei casi in cui, essendo lo sfondo più illuminato del soggetto, si voglia rendere entrambi con la stessa luminosità, in questo caso l’esposizione è calcolata in funzione dello sfondo ed il flash di riempimento provvede a schiarire il soggetto.

Nel calcolo dell’esposizione è da tenere presente che il valore del tempo di otturazione influisce solo sulla luce ambiente; d’altro canto, nelle fotocamere professionali, la potenza del flash è quasi sempre regolabile e può essere ridotta se necessario.

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Conclusioni

Concludo consigliandovi, per quanto possibile, di NON utilizzare il flash a sproposito solo perché la luce non vi sembra abbastanza. Cercate di sfruttare al meglio la luce naturale, di aumentare la sensibilità della vostra fotocamera e di fare un uso limitato del flash.

Questo perché le luci e i colori naturali sono decisamente più belli e vivaci di quelli che si vedono nelle foto con il flash.

Inoltre, l’utilizzo del flash (in particolare di quelli esterni) è abbastanza complesso e non è sempre intuitivo. Ovvio è che se vi trovate in situazioni in cui non potete farne a meno cercate di utilizzarlo al meglio seguendo i consigli di cui sopra.

Nella prossima lezione parleremo dei filtri da utilizzare per ottenere foto migliori. Se vi siete persi le lezioni precedenti potete sempre consultarle a questo link.

Spero che questa lezione vi sia piaciuta, aiutatemi a condividerla sui vari social network. Grazie

Corso di fotografia online gratuito – 8° lezione – Il flash ultima modifica: 2016-02-27T13:28:09+00:00 da Stefano
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